Recentemente ho preso una delle decisioni più strazianti della mia vita: quella di porre fine alla vita di un animale che amavo molto e che stava nella nostra famiglia da otto anni.
Purtroppo le sue condizioni di salute si erano aggravate e respirava a fatica. Il veterinario non aveva dubbi sul fatto che la cosa più giusta da fare fosse praticare l'eutanasia.
Non dimenticherò mai le ore nello studio veterinario davanti a quella gabbietta: lui se ne stava lì, tutte le forze impiegate in un unico scopo: quello di respirare.
La vita, quella vera, felice e spensierata, lo aveva già abbandonato. Al suo posto c'erano la fatica e le sofferenze della sopravvivenza.
Tra un respiro affannoso e l'altro ci guardava, scuoteva la testolina e faceva alcuni saltelli qua e là.
Era tra noi, era presente. E aveva gli occhi vispi.
Mi sembrava di impazzire, credevo di avere le allucinazioni.
Un attimo prima vedevo un animale in agonia, un attimo dopo sorridevo davanti a quel batuffolo di pelo che sventolava simpaticamente il suo ciuffo.
Ogni volta che raccoglievo il coraggio per appoggiare la decisione del veterinario, mi sembrava di cogliere in lui un nuovo segno di vitalità. Così cambiavo idea e mi rilassavo, finchè non lo scorgevo dibattersi nuovamente nel disperato tentativo di incamerare un po' di aria.
La rabbia, il dolore e la frustrazione che provavo erano palpabili.
Quanta pena e quanta tenerezza ...
Ho imprecato più volte contro quel Dio impietoso che delegava a me il compito di scegliere tra la vita e la morte di qualcuno che amavo.
E poi l'atroce decisione.
... Ero lì, con il suo musino tra le pieghe della mia maglia e lo accarezzavo delicatamente mentre l'anestesia cominciava a fargli effetto. Lui si abbandonava fiducioso alle mie cure. Mi sentivo un mostro.
L'ultimo ricordo è quello del veterinario che lo prendeva dalle mie braccia e lo portava nell'altra stanza sussurrandogli dolcemente: "Vieni piccolino, adesso facciamo una nanna lunga, lunga ...".
martedì 20 settembre 2022
mercoledì 29 giugno 2022
QUANDO L'AMORE NON BASTA
“La Foresta dei girasoli” di Hayden Torey L. è la storia di Mara raccontata con gli occhi di Lesley, la tenace e sensibile figlia di diciassette anni.
Mara, donna di rara intelligenza e fascino, reduce dagli orrori della Germania nazista, è affetta da frequenti attacchi di depressione che devastano periodicamente la sua famiglia.
“Mio padre li chiamava 'momenti'. La mamma 'era in uno di quei momenti'. Quando si verificavano, lui si stringeva nelle spalle con aria perplessa e poi sorrideva, come se quella fosse solo una sua piccola, strampalata mania, come fa chi si getta il sale alle spalle dopo averlo rovesciato per sbaglio. Benché detestassi quegli episodi, per quasi tutta la mia infanzia pensai che fossero normali. Credevo che tutte le madri si comportassero così. Dovevo avere dieci o undici anni quando scoprii che le altre madri non lo facevano."
Cosa significa convivere con una donna che, senza preavviso, concede alla vita e ai ricordi di abbattersi su di lei dimenticandosi di tutto, persino dei propri figli? Ce lo racconta Lesley che, con toccante sincerità, riesce a trasmetterci il sentimento di dolore e smarrimento di una figlia che, nel coraggioso tentativo di difendere la madre dai suoi fantasmi, si ritrova a dover salvare se stessa dallo sconforto, dai sensi di colpa e dall’ansia generati da quella battaglia inutile, disperata e beffarda. Devastata dalla distanza incolmabile che la separa da quella madre fragile, inaffidabile e inafferrabile, Lesley perde il senso della vita.
L’amore non basta, né quello di Lesley né quello di suo padre che vive per la moglie, per starle vicino, per proteggerla dai ricordi, per fare da filtro tra lei e il mondo. L’amore non basta per salvare una persona la cui anima è ormai spezzata, per sempre.
Mara, donna di rara intelligenza e fascino, reduce dagli orrori della Germania nazista, è affetta da frequenti attacchi di depressione che devastano periodicamente la sua famiglia.
“Mio padre li chiamava 'momenti'. La mamma 'era in uno di quei momenti'. Quando si verificavano, lui si stringeva nelle spalle con aria perplessa e poi sorrideva, come se quella fosse solo una sua piccola, strampalata mania, come fa chi si getta il sale alle spalle dopo averlo rovesciato per sbaglio. Benché detestassi quegli episodi, per quasi tutta la mia infanzia pensai che fossero normali. Credevo che tutte le madri si comportassero così. Dovevo avere dieci o undici anni quando scoprii che le altre madri non lo facevano."
Cosa significa convivere con una donna che, senza preavviso, concede alla vita e ai ricordi di abbattersi su di lei dimenticandosi di tutto, persino dei propri figli? Ce lo racconta Lesley che, con toccante sincerità, riesce a trasmetterci il sentimento di dolore e smarrimento di una figlia che, nel coraggioso tentativo di difendere la madre dai suoi fantasmi, si ritrova a dover salvare se stessa dallo sconforto, dai sensi di colpa e dall’ansia generati da quella battaglia inutile, disperata e beffarda. Devastata dalla distanza incolmabile che la separa da quella madre fragile, inaffidabile e inafferrabile, Lesley perde il senso della vita.
L’amore non basta, né quello di Lesley né quello di suo padre che vive per la moglie, per starle vicino, per proteggerla dai ricordi, per fare da filtro tra lei e il mondo. L’amore non basta per salvare una persona la cui anima è ormai spezzata, per sempre.
sabato 18 giugno 2022
IL PONTE DELL'ARCOBALENO
C'e' un posto in Paradiso, chiamato "Ponte dell'Arcobaleno".
Quando muore una bestiola che è stata particolarmente cara a qualcuno, questa bestiola va al ponte dell'arcobaleno.
Ci sono prati e colline per tutti i nostri amici tanto speciali così che possano correre e giocare insieme.
C'è tanto cibo, acqua e sole, ed essi sono al caldo e stanno bene.
Quelli che erano vecchi e malati sono ora forti e vigorosi.
Quelli che erano feriti sono di nuovo integri e forti, come noi li ricordiamo nel sogno dei giorni e dei tempi passati.
Sono felici e contenti, tranne che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di qualcuno molto amato, qualcuno che hanno dovuto lasciare indietro...
Corrono e giocano insieme, ma un bel giorno uno di essi improvvisamente si ferma e guarda lontano, verso l'orizzonte.
I suoi occhi lucidi sono attenti, trema per l'impazienza: tutto ad un tratto si stacca dal gruppo e comincia a correre, volando sul verde prato, sempre più veloce.
Ti ha riconosciuto, e quando finalmente sarete insieme, vi stringerete in un abbraccio pieno di gioia, per non lasciarvi più.
Una pioggia di baci felici bagnerà il tuo viso; le tue mani accarezzeranno di nuovo l'amata testolina e fisserai ancora una volta i suoi fiduciosi occhietti, per tanto tempo lontano dalla tua vita ma mai assente dal tuo cuore. Allora attraverserete, insieme, il Ponte dell'Arcobaleno ...
Con questa speranza nel cuore, ciao ...
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AMORE,
ANIMALI,
IL PONTE DELL'ARCOBALENO
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